• Corona virus: quello che so, quello che non so e quello che dovresti sapere al riguardo…

    Sono giorni ormai che non si fa altro che parlare di questo argomento. Non mi sono particolarmente spaventata per il virus in sè, ma sono riuscita ad agitarmi comunque.

    Nell’ultima settimana sono passata dalla rabbia, allo scherno, alla disperazione in ripetizione. Perchè?

    Non riuscivo a comprendere quello che stesse accadendo.

    (continua a leggere sotto la foto)

    Punti di domanda da Pixabay

    Quando non sappiamo qualcosa proviamo timore, per quanto se ne possa dire, l’ignoto ci rende vulnerabili

    Nella nostra testa ci facciamo idee su idee di cosa potrebbe accadere, in cerca della teoria perfetta per non sentirci totalmente vulnerabili di fronte a qualcosa su cui non esercitiamo il controllo. La verità è che tutto questo lavoro di testa, fatto da un cattivo spazio, non porta da nessuna parte.

    Persino io che insegno alle persone la leggerezza, mi sono fatta tutte le mie teorie riguardo a questa situazione. Almeno finchè non è arrivato qualcuno a farmi notare che stavo partendo per la tangente…

    Le mie teoria: tutta una serie di pensieri in merito ad una situazione che non posso spiegare, proprio perchè non so. Perchè non sono un medico e perchè a quanto pare la particolare attenzione rivolta a questa situazione, è proprio perchè non si conosce ancora del tutto.

    Domenica sono andata su tutte le furie e se oggi me ne chiedi il motivo, non te lo so spiegare…

    La mia amica Chiara vedendomi più alterata del solito, mi ha detto:

    “Veronica, adesso è il caso che tu faccia un po’ di silenzio su questa cosa. Prendi le precauzioni giuste e aspetta di avere un atteggiamento neutro e un pensiero più fresco al riguardo. Sposta l’attenzione.”

    Adesso io lo dico a te che stai leggendo.

    Ti starai chiedendo come sia possibile con il lavoro che faccio, che qualcun’altro mi dica di fermarmi. Beh a volte ci agitiamo ma non ce ne rendiamo nemmeno conto…

    La sensazione è la chiave.

    chiave da pixabay

    Ricordando gli insegnamenti di Michael Neill, insegnante tre principi. Quando abbiamo una pessima sensazione, stiamo seguendo un treno di pensieri che ci porta molto lontano dalla nostra realtà.

    In effetti, basterebbe ricordarsi al momento giusto, che la verità è qualcosa di neutro che non porta con se una buonissima o cattivissima sensazione. E’ solo verità…

    La verità al momento, è che non sappiamo realmente cosa sta accadendo e cosa accadrà, possiamo agire d’anticipo, attuando le norme di sicurezza per tutelarci il più possibile. Tutto il resto è solo una grande, gigentesca ondata di pensiero inutile e anche parecchio “faticoso” da sostenere. Almeno per me.

    Come dicevo Domenica ho chiuso i ponti con questa storia e mi sono fatta da parte. Lunedì ho fatto altro, le scuole sono chiuse e i bambini sono a casa. Verso le 14.30 ho aiutato mio figlio a prepararsi per andare a fare il riposino.

    Mi sono messa a giocare un pochino con lui mentre si vestiva, è stato li che un pensiero mi ha attraversato. Un pensiero che conoscevo già, ma stavolta si presentava in un modo del tutto diverso. Ho visto una cosa molto importante e finalmente mi sono quietata. Mentre lo osservavo ridere felice per un piccolo scherzo, come solo un bambino sa fare, ho pensato:

    “Se mi trovassi nella condizione di temere che qualcosa o qualcuno possa togliermi questo, non so proprio come reagirei.”

    L’ho osservato in silenzio mentre mi attraversava e ho lasciato che mi attraversasse un brivido, finchè non sono tornata a quello che stavo facendo.

    E’ stato in quell’istante che ho visto chiaramente quanto un pensiero, arrivato dal nulla ed in tempi non sospetti, possa influire sul nostro stato d’animo se decidiamo di credervi e di costruirci intorno la nostra realtà. Ma anche che, se ci ricordiamo che è solo un pensiero e lo osserviamo senza fare nulla da una condizione totalmente neutra, proprio come il brivido che mi ha attraversata; se ne andrà.

    Quanto è semplice perdere la testa su qualcosa che nella realtà non sta accadendo, creando nella nostra mente uno scenario degno di Stephen King. (Autore e sceneggiatore statunitense)

    Ed ecco che ho iniziato a pensare a tutte quelle persone, in preda all’agitazione, che si accalcavano al supermercato per riempire le dispense timorosi di rimenere senza.

    Finalmente ho compreso che in questo momento il punto non è cercare disperatamente di sentirsi al sicuro, ma nemmeno fregarsene di quello che sta accadendo. Il punto è tornare alla verità.

    Osservare quanto pensiero collettivo stiamo costruendo su questo avvenimento e quanto invece è da fare. E poi andare oltre, cercare di vivere questa condizione come una cosa che ci attraverserà.

    Ma che il nostro benessere interiore e la nostra pace non è in discussione, perchè anche di fronte alle catastrofi (non credo sia questo il caso), c’è sempre una parte di noi che non può essere intaccata.

    Farfalla che vola da pixabay

    Quella parte abituata per natura, a riportarci a casa! Sempre!

    Ti voglio lasciare con una citazione di cui non conosco la fonte, ma che ho sentito nominare ad un corso dal mio amico e insegnante Alessandro Saramin, diceva più o meno così:

    Tutti noi siamo affetti da una malattia, per la quale non esiste cura. Questa malattia ci porterà a morte certa, anche se non sappiamo esattamente quando accadrà…

    Questa malattia si chiama Vita.

    Ti invito a riflettere su quanto scritto in questo post, a trovare l’unica verità che conosci in questa situazione e affidarti a quella. Poi a occuparti di altro. Non sto cercando di rassicurarti, ti invito semplicemente ad avere fiducia e renderti conto che nemmeno in questo momento il tuo benessere è in discussione.

    Se da solo hai difficoltà, contattami.

    Io ci sono e ci sarò… Ti aspetto

    Veronica Alessio

  • Vorrei ma non posso… La paura non ci salva

    Nonostante desideriamo tanto cambiare alcuni aspetti della nostra vita, a volte quando arriva il momento di concretizzare, ci facciamo prendere dalla preoccupazione.

    donna sommersa dai pensieri, da pixabay

    Pensieri come: “Sarò all’altezza?” o “Come faccio se non bastano i soldi?” o “Cosa accade se le persone intorno a me smettono di appoggiarmi e si allontanano?”  E molti altri ancora si affacciano alla nostra porta mentale.

    Più diamo retta a questi pensieri, più diventiamo bravi a trovare cavilli, rimanendo immobili, ancorati alla nostra insoddisfazione: quella dentro, del nostro animo e quella fuori. Incapaci di creare i cambiamenti di cui parliamo ma che non facciamo.

    Potremmo rimanere secoli incastrati in questi pensieri, se non fosse che la vita ha un modo di operare molto fantasioso per aiutarci a realizzare i nostri desideri più autentici.

    Sulla base di quello che ho visto nella mia esperienza, in quella di molte persone che ho incontrato e in ultima quella dei miei clienti, posso dire che la vita quando ci serve qualcosa di forte per svegliarci dal nostro torpore mentale, si muove  più o meno così…

    Fase 1: La chiamata

    pensieri che ci attraversano, da pixabay

    Il desiderio del cambiamento si insinua nei nostri pensieri, come un piccolo prurito. La nostra saggezza è delicata come una piuma, ci solletica. Noi lo captiamo e ci sta simpatico, finché non diventa più forte. Poi inizia a far leva sui nostri bisogni fino a crescere e diventare sempre più presente, difficile da non ascoltare. Ecco che se non lo riconosciamo come un alleato, iniziamo a infastidirci.

    Ricordo, per esempio, che quando lavoravo nei bar mi succedeva spesso di arrivare su un posto di lavoro nuovo e trovare dei clienti inizialmente ostili. Erano abituati a vedere tutti i giorni un’altra ragazza a cui erano anche affezionati, davano per scontato che non sarei stata all’altezza. Addirittura a parecchi stavo proprio antipatica, ma superato l’imbarazzo e la diffidenza iniziale, stringevo addirittura delle amicizie che sono durate negli anni. Non dico che riuscivo a entrare nelle grazie di tutti quanti, ma di molti.

    Questo è lo stesso senso di “fastidio” di cui parlavo, quello che proviamo quando siamo abituati a qualcosa e poi cambia. Ma andiamo avanti…

    1b : Il libero arbitrio

    La vita (Dio, l’universo, il Karma etc) ci osserva e ci lascia fare…

    A questo punto, entra in gioco la nostra comprensione, la capacità di dare un volto a quello che succede. L’esito dipende molto, se non del tutto da che cosa ci frulla in testa e che periodo stiamo attraversando. Hai presente quei giorni in cui nessuno di ha fatto nulla, ma tu senti il mondo ostile? Dipende dal mondo o dal tuo stato d’animo?

    Spesso dal nostro stato d’animo che quando crolla a picco ci fa sembrare tutto molto più brutto e difficile di quello che in realtà è.

    Se siamo quieti, inizieremo una bella conversazione con il cambiamento, cercheremo di conoscerlo e diventare amici.

    Se siamo agitati e tentiamo di cacciarlo via, nel nostro cervello nasce una specie di Derby fra vecchie e consolidate idee di come dovrebbe girare il mondo e nuove idee su come dovrebbe cambiare.

    In ognuno dei due casi, la vita continua a osservare, zitta zitta, in angolo senza interferire. Ma cosa accade se questo Derby prosegue senza un vincitore e si trasforma in una vera e propria guerra civile?

    Prima di tutto iniziamo a sentirci sempre più inquieti, cala la nebbia e ci troviamo come in un bosco senza una bussola. Abbiamo la percezione di aver fatto un sacco di strada, finché non ci rendiamo conto di trovarci sempre davanti allo stesso albero con il ramo storto che sembra dirci:

    Foresta alberi da pixabay

    “Ehi, ancora tu?!”

    Fase 2: Verso la resa

    Stanchi e stufi di tutto questo camminare su un tapis roulant invisibile, ci viene solo da lamentarci e chiederci:

    “Ma perché proprio a me? Proprio adesso che stavo quasi per abituarmi alla mia vita insulsa, ma sicura?”

    Sappiamo che non va. Ma sappiamo anche che se fino a oggi abbiamo percorso sempre la stessa strada, cambiarla proprio ora (alla nostra età, con le poche risorse che abbiamo etc), comporterebbe un grande rischio. L’albero ci fa “ciao ciao”, ormai riconosce il nostro girare intondo. La vita a quel punto, non potendo rimanere indifferente al tuo canto neomelodico e denso di lamentele in pieno stile dramma napoletano, inizia a sentirsi presa in causa. Tu ti disperi  finché non arrivi alla decisione più ovvia di lasciare tutto com’è.

    Ti ci vedi? Bello, con la panza all’aria sotto al tuo alberello e sommerso dai casini. Ma sicuro.

    Fase 3: La vita entra in azione

    Proprio quando inizi a sentirti a tuo agio nell’insoddisfazione (ci abituiamo proprio a qualsiasi cosa), ecco che il libero arbitrio va a farsi benedire e la vita prende il comando.

    E’ un po’ come se la Vita ti dicesse:

    “Caro mio, fino ad ora ti ho lasciato fare a modo tuo. Sei stato tu che, lamentandoti così forte, mi hai scomodata. E anche se adesso fai finta di essertene dimenticato, non puoi tirarti indietro. L’ho fatto per proteggerti dall’impatto, ma sai che c’è?  Mi servirò dell’effetto sorpresa per farti strada…”

    Nemmeno il tempo di finire la frase e…

    SBADABAMMMMM!!!!!!!

    L’albero crolla e rade al suolo quei pochi punti di riferimento che ti eri costruito nella tua tana ben nascosta dal mondo reale. La stradina che avevi percorso ogni giorno, adesso è chiusa e senza via d’uscita. Piangi, ti disperi e pensi che peggio di così non possa andare. Poi ti fermi e inizi a intravedere il punto.

    Fase 4: Imparare la lezione

    La vita ti aveva avvisato, ha fatto un po’ come la mamma che da piccolo ti dice di lavarti i denti: tu non capisci il motivo di tanta insistenza e non ti interessa lasciare i tuoi giochi per farlo. Quando nessuno ti osserva e tutti si dimenticano, pensi di averla fatta franca. Ed è proprio qui che spunta la prima carie a farti un male terribile.

    Prenditi pure il tempo di realizzare e riprenderti dalla mazzata…

    Fase 5: Alza il culo!

    E’ giunto il momento di darti da fare che tu lo voglia oppure no. Volevi cambiare?

    Eccoti servito, tutto quello che prima ostacolava il cambiamento non c’è più.  In realtà non c’è più niente, tabula rasa, carta bianca. Forse non desideravi che fosse così, ma come ti ho detto all’inizio, la vita ha un modo molto fantasioso di agire e non ama le mezze misure. La possibilità di assecondare il cambiamento secondo i tuoi tempi e le tue modalità ti è stata data.

    demolizione da pixabay

    Se non ne hai fatto buon uso non ti viene negata; Ti viene semplicemente scaraventata in faccia con la forza di un Caterpillar, a scanso di equivoci.

    La vita ha mosso le sue pedine e ora lascia che tu faccia le tue mosse, torna a farsi da parte. E’ tutto nelle tue mani, se hai davvero imparato la lezione adesso comprendi che puoi fidarti di quella vocina che ti solletica puoi fermarti almeno a sentire cos’ha da dirti.

    Una volta che ti concentri su questo, può darsi che tornino quei pensieri agitati e di insicurezza. Ma ora sai che a qualche livello si sbagliavano. Che anche se sembravano esserti di supporto, comunque non ti hanno risparmiato dalla caduta del tuo mondo.  Non ti hanno protetto, sono rimasti a farti compagnia mentre andavi a fondo e ti hanno lasciato quando hai smesso di nutrirli.

    Quando torneranno sai che se smetterai di considerarli come assoluta realtà andranno via di nuovo. Potrai sentirti a tuo agio in loro compagnia perché li conosci già. Hai compreso che seguendoli, rischieresti di finire di nuovo sulla stessa strada che ti ha portato a girare senza arrivare.

    Valuta che cosa accade in quel momento di assoluto vuoto in cui senti solo una piccola vocina di sottofondo e lasciati guidare da qualcosa di nuovo anche se ti spaventa. In fondo questo è il momento giusto, non hai nulla da perdere e tutto da costruire. Divertiti a creare e impara, in modo da non dover più tornare in quella tana. Ora puoi girare il mondo e sperimentare tutta una serie di infinite strade!

    SPUNTI DI COACHING

    Ti invito a pensare a tutte quelle volte in cui per paura, o perchè pensavi di avere altre priorità, hai evitato la tua strada fino al punto di trovartici scaraventato sopra senza alcun preavviso. Le volte in cui il tuo albero è crollato e tu hai dovuto cambiare strada:

    Facendo un passo indietro, ricordi cosa avevi desiderato prima di arrivarci? E perchè hai preferito rinunciare?

    Ti invito a tornare spesso a leggere questo e altri post, perché ogni volta troverai un particolare nuovo che ti porterà a riflettere e realizzare quello che ti serve.

    A scrivere nei commenti la tua esperienza di questo viaggio in 5 step di cambiamento e chiedere info se ti trovi in una di queste e hai bisogno di fare chiarezza.

    Non sarebbe bello invece che fare tutto da solo, avere accanto un coach che ti aiuta ad ascoltare in anticipo quella voce che ti porta a cambiare senza sfracellarti? Io ci sono. E ci sarò.

    Ti aspetto, Veronica

  • In cerca della perfezione…

    Quando pensi che la tua vita dovrebbe essere normale e ti accorgi che qualcosa è andato storto…

    Ti trovi un bel giorno ad aver fatto tutto magistralmente, perfettamente nei  tempi e comunque non sei soddisfatto, oppure ti trovi a girovagare all’infinito in cerca del “giusto”. In un mondo in cui attraversando i confini della tua città, regione o nazione:

    Quello che è giusto cambia totalmente e tu ti adatti ma non ti abitui.

    Probabilmente la maggior parte delle volte, nonostante riusciamo a creare le basi che desideriamo, ci rendiamo conto che comunque non va come avevamo immaginato. Le esperienze più belle della nostra vita sono quasi sempre quelle che sono arrivate quando non le aspettavamo.

    Come dei piccoli miracoli

    In fondo la perfezione cos’è, se non un pensiero, a volte tramandato di generazione in generazione. Pur sempre un pensiero, una struttura creata per sentirsi al sicuro. Osservo le persone che hanno davvero seguito i propri desideri e le proprie idee e non trovo nulla di così perfetto nel loro cammino, almeno non come me lo hanno venduto per molto tempo.

    Quello che trovo è estrema libertà, un credo che va oltre tutti i dogmi. Il proprio credo e la propria vita così apparentemente vulnerabile, ma impenetrabile. Senza nome e senza forma, come una luce lontana che illumina il loro percorso, anche in mezzo alla tempesta.

    Noto un’altra costante nelle persone che riescono, il fallimento. Scopro che il fallimento sta al successo, proprio come la morte sta alla vita.

    Crediamo tanto al pensiero che sistemando tutte le situazioni esterne, avremo il controllo e nulla potrà andare storto… Senza soffermarci davvero su quello che non va. Ci mettiamo sopra una bella etichetta con scritto “SFIGA” e archiviamo il caso.

    martelletto del tribunale

    Come sarebbe invece, se smettessimo di dare un nome a tutte le volte in cui non è stato perfetto?

    Quello che rimane, è la pura e semplice verità. Ovvero che avevamo proprio bisogno di passare da li per essere dove siamo adesso, non esistono scorciatoie. Alcune strade vanno percorse, fa parte della vita.

    Ed è questa probabilmente l’unica perfezione che possiamo davvero ammirare. Lasciandoci stupire dal modo totalmente unico in cui abbiamo fatto un sacco di strada senza nemmeno accorgerci. Quel “nonostante tutto” di cui siamo capaci quando abbiamo davvero intenzione di dare una svolta.

    Quella profonda saggezza che ci guida nei momenti più inaspettati e quella calma che prende il controllo nel caos totale.

    Ragazza che osserva il tramonto

    Arriva quel giorno in cui, forse sei un po’ giù di corda e noti che: Il tempo è passato, il momento giusto non è mai arrivato e tu pensi e ripensi a quello che avresti potuto fare. Smetti di prestare attenzione alle cose davvero importanti per te e la tua mente si riempie di chiacchere…

    Proprio in quel momento inizi a sentirti totalmente sbagliato

    I miei genitori mi hanno sempre detto:  studia, trovati un lavoro fisso e dopo trova un bravo ragazzo che sta bene, compra una casa grande e solo allora fate dei figli…  Ottimo ma, avrei qualche domanda:

    Cosa vuol dire esattamente studia? Cosa dovrei studiare?

    Il lavoro fisso ok… Ma qualsiasi?

    Un bravo ragazzo… Mmm… bravo in cosa di preciso? Si grazie stanno tutti bene…Mah!

    Sarò anche pignola e gli schemi non sono il mio forte, ma insomma qualcuno mi vuole spiegare dove devo cercare tutto questo?

    Proviamo con una cosa per volta:

    #Studia.

    Ok allora studio quello che mi piace. Non posso perché l’indirizzo che mi piace (moda), non garantisce il lavoro fisso quindi scelgo ragioneria. Considerando che non mi piace quasi nulla di tutto l’aspetto amministrativo, potrai immaginare com’è andata a finire. Ritenta sarai più fortunata!

    #Lavoro fisso.

    Oddio che ansia, avanti un’altro.

    #Un bravo ragazzo che sta bene

    Qui ce la posso fare e quindi trovo: un bravo panettiere, gelosissimo ma bravo. Un bravo ristoratore, ancora più geloso ma molto bravo. Un bravo ballerino, un cantante rap, un professore,  un bravo imprenditore e infine un bravo cuoco. Bravi tutti, stanno tutti bene e allora cos’è andato storto?

    #Comprate casa

    Come e Con chi? Boh! Andiamo avanti

    #Solo dopo, fate dei figli

    Questo lo voglio e lo faccio, so come si fanno me l’ha insegnato il panettiere! Ne ho uno meraviglioso, senza comprare casa e dopo anche senza marito. Mi chiedo come sia possibile?! Forse la cicogna si è dimenticata di chiedermi l’atto di proprietà della casa e lo stato di famiglia… Pazienza, ormai è fatta grazie al cielo!

    Qualcosa mi è sfuggito

    Probabilmente non avevo capito io, quindi nel dubbio inizio a vedere cosa effettivamente non voglio e pian piano emerge cosa desidero… Finalmente desidero qualcosa. Anche se quello che desidero io sembra scombussolare il resto del mondo. Non so ancora se è meglio fare tutti contenti o essere contenta ma vediamo come andrà a finire. Finora non ho avuto molto successo in entrambe le situazioni.

    Inizio a capire

    Stavo cercando il momento perfetto nel “posto sbagliato”. So che tutte queste cose vanno bene per i miei e per tante altre persone, magari la perfezione non sta nell’ordine in questo caso. Magari non sta la fuori…

    Ed ecco che una vocina quasi impercettibile spunta e mi dice:

    In fin dei conti a che serve cercare di sistemare ogni cosa e fare tutto secondo le regole, se non hai nemmeno capito a cosa servono queste regole, soprattutto a chi. Proprio come la perfezione, così come la intende la maggior parte della società in cui sei nata e cresciuta. A che serve controllare qualcosa che non puoi assolutamente prevedere se in ogni caso, la vita non ti avvisa quando ti deve mettere con le spalle al muro.

    Ragazza con i tatuaggi che fuma

    Sono una ribelle? Forse per il resto del mondo si. Forse per me è più corretto dire che per la prima volta da che ho vita, smetto per un secondo di raccontarmela.

    Avrei potuto accontentarmi e dare più spazio alle possibilità che mi sono state offerte? Avrei potuto ma non potevo. Andare contro la propria essenza è innaturale, fa tanto male e ti consuma.  

    Forse nel profondo la famosa vocina, ha sempre cercato di dirmi qualcosa a cui ho preferito non dare ascolto. Ho desiderato una vita normale a volte, ma non sono venuta al mondo per essere “normale”.

    Sono qui per vivere! E se vivere significa per alcuni aspetti rinunciare a qualcosa di convenzionale e di comodo, Allora sono pronta!

    Ora che conosco le regole alla perfezione, posso iniziare a infrangerle tutte quante e finalmente costruire le mie. Non ho bisogno di distruggere la mia vita per farlo, perché in fondo tutto questo casino ce l’ho nella testa.

    Quello che è successo all’esterno è solo una piccola conseguenza, nulla di irreparabile. Non è difficile ricostruire una vita, l’ho già fatto mille volte. La cosa più laboriosa è costruire qualcosa di solido dentro, nell’unico luogo dove puoi davvero avere il totale controllo di quello che accade.

    Quanta fatica e quanti giri prima di capire che tutto ciò che cercavo lo potevo trovare solo fermando per un momento tutto quello che mi frullava in testa. In uno spazio così intimo, in cui solo io potevo entrare e di cui nessuno possiede la chiave.

    Fa davvero tanta paura a volte prendersi la responsabilità di tutto quello che abbiamo volutamente sabotato. Ammettere che ci abbiamo provato nonostante nel profondo sapevamo con esattezza, che non era la fuori, che dovevamo cercare.

    Spaventa, ma solo fino all’attimo prima di realizzarlo. Quello che segue è un grande sospiro di sollievo.

    La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare…

    Lorenzo Jovanotti

    Proprio come l’attimo che precede un grande salto nel vuoto, tratteniamo il fiato finché non è il momento di lasciarci cadere. Poi ci sembra di esplodere dalla gioia quando il nostro corpo si lascia andare e smette di interferire. La paura ci accompagna per tutto il tempo ma nemmeno lei ha la forza di fermarci.

    Ci affidiamo al vento e alla forza di gravità come se li conoscessimo e potessimo fidarci. Ci sentiamo davvero liberi!

    E allora dove si trova quel posto in cui ognuno sa quello che è giusto per sé?

    Al di là dei pensieri e delle parole. Si trova nel vuoto e nel silenzio. In quello spazio in cui tutto quanto è perduto, ma tutto è ancora da vedere. Si trova a metà strada fra il noi e il vento. Ci fondiamo in un unica danza, anche se fino a un secondo prima ognuno sembrava andare per conto proprio.

    Dimmi di te, ti sei mai sentita/o inadeguata/o? Raccontami di quella volta in cui pensavi di aver sbagliato tutto. Sei riuscita a trovare il coraggio di saltare?

    Contattami compilando il form, se ti trovi in uno di questi momenti e hai bisogno di fare un po’ di chiarezza.

    Ti aspetto

  • La vita è al servizio di chi ha il coraggio di guardarla in faccia

    Ho visto la vita prendere letteralmente a calci un sacco di gente, compresa la sottoscritta. Beh se mi conosci sai che sto dicendo la verità, non esagero.

    Fin da piccola ho visto persone che non avevano un attimo di respiro fra un casino e l’altro. Sembravano avere delle vere e proprie calamite per i guai appiccicate sul sedere.

    Simultaneamente dall’altra parte vedevo quelli fortunati, belli come il sole a cui andava sempre tutto bene. Quelli che non dovevano mai faticare per nulla.

    Il mio primo ricordo di questa esperienza risale ai tempi della scuola materna:

    Correva l’anno…

    1991. Io ero l’ultima di tre figli, gli altri due erano già adolescenti. Per tanti versi i primi 10 anni della mia vita, li ho vissuti da figlia unica.

    Ero una bambina che stava sempre con i grandi, non amavo molto i cartoni animati. Io guardavo le soap opera! Mi chiamo Veronica perchè mia mamma durante la gravidanza, aveva una specie di ossessione per Veronica Castro di “Anche i ricchi piangono”

    Le vecchiette del palazzo chiedevano a me di riassumere le puntate di Beautiful che si erano perse. Io con una precisione devastante le tenevo aggiornatissime sulle marachelle di Brooke, proprio non capivo perchè tutti quanti la odiassero così tanto.

    A me stava simpatica, almeno lei non faceva finta di essere qualcun’altro. Non la preoccupava minimamente il giudizio altrui.

    Veronica, 6anni circa

    Non ero innamorata di Holly e Benji come le mie compagne, il mio cuore batteva per Toto Cotugno (lo so sarò materiale di scherno fino alla fine dei miei giorni, ma almeno posso dire di aver lasciato il segno).

    Ricordo ancora i pianti di gelosia perchè non veniva mai a trovarmi e sembrava spassarsela in quel programma alla tv, di cui non ricordo il nome con la Parietti. Quello che mi ricordo benissimo era che la mia tata (Mamma Mattia) passava ore a consolarmi prima che sfinita dalla “pena e sufrimiento” andassi a dormire. Ora conoscete anche il primo uomo che mi ha spezzato il cuore.

    Ero una bambina silenziosa, timida e molto molto sensibile. Quando mi veniva da piangere per trattenermi mi facevo venire il mal di gola e cacciavo dentro le lacrime. Non volevo dare fastidio ai grandi con i miei capricci per cui non chiedevo nulla.

    Tutto questo per farvi capire che già ai tempi non ero molto brava a mescolarmi con il resto dei bambini “normali” che mi circondavano.

    La mia omonima …

    Nella mia classe, oltre alla sottoscritta c’era un’altra Veronica.

    Io piccolissima, scura, magra e con i capelli arruffati e gonfi tagliati a caschetto con la frangetta che risaltava le occhiaie. Non crescevano mai, proprio come me! La regola era che a scuola si andava rigorosamente in tuta, i vestiti belli erano per la domenica. Le scarpe di 2 numeri più grandi così se cresceva il piede le sfruttavo (almeno fino ai 25 anni aggiungerei)

    Poi c’era lei… Odiosamente stupenda!

    Con i capelli ricci e biondissimi, la pelle bianca, le lentigini e le guanciotte rotonde e rosse come quelle di Heidi. Lei era sempre vestita come una bambola, si sedeva in braccio alla maestra e si faceva coccolare. Era un piccolo raggio di sole e quando entrava tutti erano folgorati dalla sua bellezza angelica.

    Quando nessuno la guardava si avvicinava con le sue amichette al seguito e mi prendeva in giro. Ad oggi non so spiegare perchè, ma credo si sentisse minacciata da me. Anche se non ero splendente come lei, mi facevo voler bene. E dato che stavo con i grandi e non mi piacevano le Barbie, ovvimente a 3 anni e mezzo sapevo già scrivere. Con stupore delle maestre. Che comunque apprezzavano di gran lunga gli scarabocchi di riccioli d’oro ai miei testi.

    Io ero quella un po’ strana e timida che non veniva notata nemmeno se faceva qualcosa di grandioso, lei quella bellissima che otteneva tutto con un sorriso. Poi c’erano i maschietti, quelli forti che se ne fregavano di tutto e correvano dalla mattina alla sera senza andare da nessuna parte. A volte volevo essere come loro, a volte li temevo. Quelli più timidi si nascondevano per non essere travolti ed io mi nascondevo insieme a loro.

    Odiavo l’asilo, odiavo le altre bambine perchè erano così bambine! e i maschi perchè erano così forti! Nonostante non capissi bene come girava il mondo, non mi piaceva che i più “fortunati”, usassero la loro forza per sovrastare e sminuire gli altri. Seppur con l’innocenza di un bimbo. Mi dava una pessima sensazione e quindi era sbagliato.

    Nonostante la paura…

    Un bel giorno, stanca di subire e di essere esclusa dalle altre femminucce, sono andata dal bimbo più grosso e più bullo della classe, quello che mi faceva più paura. L’ho afferrato guardandolo dritto negli occhi e con tono deciso gli ho detto:

    “Adesso voi maschi fate quello che vi dico io”

    Credimi se ti dico che non l’ho fatto perchè volevo comandare, ma perchè sentivo la necessità di fermare quello che stava accadendo e l’ho fatto nell’unico modo che mi è venuto in mente. Perchè non con le femmine? Perchè i maschi erano di più…

    Non so se quel bambino abbia avuto paura, non credo. Forse era semplicemente sorpreso, quello che so per certo è che non ha battuto ciglio. Da quel giorno ho preso il controllo dei giochi e tutti erano ben felici di questo.

    Nel giro di poco tempo, sono diventata una mini paladina della giustizia della materna. Sotto la mia giurisdizione, non esisteva bambino escluso dai giochi. Persino le femmine scalpitavano per giocare con noi a fare le missioni in giardino.

    Quello è stato il primo atto di coraggio e di forza che ho fatto nella mia vita, la prima decisione importante. Nella semplicità dei miei ormai 4 anni, ho capito che dovevo cambiare le cose se volevo sopravvivere in quel piccolo mondo.

    Senza sapere che il mondo reale, non è poi così tanto diverso.
    Veronica oggi, 32 anni

    Difatti così accade anche nella vita: stiamo per anni a guardare “quelli fortunati”, “quelli belli” pensando a tutto quello che ci manca per essere come loro. Senza nemmeno considerare che la vita non ci nega mai quello di cui abbiamo bisogno. A patto che siamo disposti ad affrontare anche le situazioni che ci fanno più paura,che facciamo un atto di fede.

    La maggior parte delle volte , nella vita reale non dobbiamo andare a cercare “quello più grosso”, ma guardarci allo specchio e ammettere che siamo noi a decidere da che parte stare.

    E’ vero ci sono persone che per natura hanno la strada più spianata, poi ci siamo noi. Quelli che passano inosservati e poi un giorno prendono coraggio e stravolgono le regole, cambiano il mondo.

    Bisogna avere il coraggio (nonostante la paura) di guardare la vita in faccia e dirle con fermezza:

    “Continua pure a giocare con me, ma da questo momento in poi detto io le regole…”

    E ti assicuro che lei (la vita), proprio come quel bambino della materna, non si tirerà indietro…

  • Perchè racconto storie? Quello che c’è da sapere per sfruttare al meglio questo sito

    Ci sono storie che ci entrano nel cuore e si fondono con la nostra vita e con i nostri  desideri. In ogni racconto reale o fantastico, possiamo ritrovare anche solo un istante della nostra storia personale. A volte semplicemente per immedesimarci e prenderne spunto.

    Ci sono storie che vanno raccontate; per dare spazio alla speranza e per ispirare. A volte aprirsi ad ascoltare un racconto, può farci considerare soluzioni mai viste prima e applicabili anche alla nostra vita.

    Nel mio lavoro ho imparato quanto sia importante, ad un certo punto, osservare la storia della propria vita da fuori. Come uno spettatore che semplicemente si gode lo show, immedesimandosi nei personaggi che vede e comprendendo profondamente la trama al punto da…

    Smettere di occuparsi per qualche istante, di come andrà a finire!

    Dalla mia esperienza noto come tutti quanti noi, seppur in modi diversi, desideriamo un lieto fine per il nostro film. Quello che cerchiamo, in fondo, è solo un po’ di serenità in più. Per noi stessi e per le persone che amiamo.

    La buona notizia che stavi aspettando…

    La buona notizia è che siamo noi i veri protagonisti del nostro film. Qualcuno si è occupato di scrivere la storia, ma noi possiamo decidere come interpretarne ogni singola scena. Nel nostro stile unico e inimitabile.

    Ricordando che in fin dei conti: tutti gli altri personaggi che siano comparse oppure co-protagonisti, sono di contorno. A volte di supporto e altre no, ma pur sempre con ruoli secondari.

    Tenendo a mente che solo noi possiamo scegliere se limitarci a fare tutto secondo le regole, o uscire dagli schemi e osare. Spingendoci a un livello sempre più alto di comprensione, innamorandoci di quello che stiamo facendo. Diventando le “star” della nostra vita.

    Ho deciso di raccontare le storie che ho nel cuore perché a volte per essere felici basta solo vedere che è possibile, al di là delle difficoltà.

    Basta solo accorgersi, che si è sempre ad un pensiero di distanza dalla felicità…

    Continua a seguirmi

    Veronica

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: